mercoledì 29 ottobre 2008

iene e sciacalli


L’antiracket di Capo d’Orlando celebra trent’anni di successi dello scrittore scomodo

Consolo: una scrittura ribelle contro la mafia


Di Pino Finocchiaro

“In Sicilia ci sono stati scrittori ribelli e scrittori che hanno preferito non occuparsi del loro tempo. Sto dalla parte dei ribelli. Della ribellione culturale alla mafia e ai potentati”.

Ho incontrato Vincenzo Consolo nei giardini della splendida villa Whitaker di Palermo. L’ho intervistato per la Tgr siciliana. Dietro le quinte, Consolo può apparire ancor più gustoso di quel che appare nella pur bella intervista che mi ha rilasciato.

Consolo è uno scrittore scomodo e salace. Chi lo conosce afferma: “Se dice cose cattive vuol dire che sta bene”.

C’è n’è per tutti, attacchi diretti al Gattopardo di Tomasi di Lampedusa: “Non accetto la sua visione deterministica della Sicilia. Quell’alternarsi di eventi ineluttabili contro i quali sarebbe inutile opporsi. I protagonisti delle mie storie si ribellano”.

Già, il successo del “sorriso dell’ignoto marinaio” mandato alle stampe trent’anni fa provocando un autentico terremoto nell’Establishment letterario italiano è la storia di una ribellione. La storia del barone Mandralisca di Cefalù, nobile e rivoltoso. Non è un caso, quindi, se a chiamare a raccolta a alcuni tra i migliori studiosi di letteratura europei siano state non le università ma quell’autentico mastino e cane da guardia delle istituzioni che è Tano Grasso con la sua associazione antiracket di Capo d’Orlando.

“Il seme della ribellione contro la mafia è ormai gettato. Anche quando meno te lo aspetti, dà frutti. Penso ai ragazzi di Addiopizzo l’unica autentica novità di questi anni”. Dice Tano Grasso e giù anche a lui a prendersela contro leoni sonnacchiosi e gattopardi distratti che lasciano a iene e sciacalli la libertà di saccheggiare le libertà morali e materiali della Sicilia. Resta il sorriso dell’ignoto marinaio a suggerirci che “il barone Mandralisca è l’opposto del Gattopardo.


Mandralisca è il vero siciliano: quello che non accetta compromessi, si ribella e paga in prima persona la sua ribellione”. Uno, cento, mille di quei siciliani che hanno accettato la morte come prezzo da pagare ma che non sono morti in silenzio.

“La storia di Mandralisca – ammette Vincenzo Consolo – rispecchia la storia di quegli anni ’70 vissuti mentre scrivevo il libro. Un rinnovamento interrotto. Quasimodo chiamava la televisione il video della vita. Oggi per me è il video della morte”.

Ma le immagini dei media non affievoliscono il senso di ribellione dei siciliani. Non lo affievoliscono neppure i risultati elettorali: “Speravo in un cambiamento alle regionali. Invece…”. C’è una Sicilia sussultoria che non dà tregua né a Fenici né a Spagnoli e che non vuol darne alla mafia e a quell’immensa zona grigia che poi vota come vota.

Tant’è che la ribellione culturale di Consolo al Gattopardo porta a scelte di ribellione linguistica e letteraria. Consolo letterariamente combatte al fianco di De Roberto che nei suoi Vicerè descrive minuziosamente il pascolo oscuro di Catania dove pecore bianche e nere convivono e nel buio alla fine appaiono grigie, indistinte. Il pascolo brado della politica dei compromessi che ha messo in netta minoranza le forze progressiste e che tra quelle stesse forze riesce a scegliere i più adatti, accendendo contratti di padrinaggio non solo metaforici. Spegnendo la speranza degli umili. Rubando le energie di chi ha creduto in una primavera della società civile.

E’ contro quella zona grigia della vita, della politica, della società, della cronaca e della letteratura che si scaglia intatto dopo trent’anni il sorriso del barone Mandralisca.

“Aveva un bel dire il principe di Salina “Dopo noi leoni e gattopardi arriveranno iene e sciacalli”. Giacché quei nobili non si accorgevano di essere essi stessi iene e sciacalli – dice Consolo, col tono soppesato di una sentenza che promana direttamente dalla Storia – Non si accorgevano di aver consentito alle iene e agli sciacalli della mafia di infiltrarsi nei loro feudi e di diventarne poco a poco gli autentici padroni”. Una metafora di grande attualità per i progressisti siciliani.


Destiamoci presto, subito, ora, suggerisce lo scrittore scomodo, adottiamo il linguaggio della ribellione culturale, senza sconti per nessuno. Perché la storia non fa sconti a nessuno. Quando si furon svegliati, leoni e gattopardi, ormai era troppo tardi. Iene e sciacalli li avevano circondati. Affamarli e ucciderli, sarebbe stata questione di tempo. Non molto tempo.


Palermo, novembre 2006

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